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FEDRA

Ia Rassegna di Drammaturgia Antica

FEDRA di Seneca traduzione Maurizio BettiniCarlo Cerciello coro Accademia d'Arte del Dramma Antico, sezione Scuola di Teatro "Giusto Monaco": Valerio Aulicino, Dario Battaglia, Alessandro Burzotta, Andrea Cannata, Aurora Cimino, Carla Cintolo, Cinzia Coniglione, Corrado Drago, Alice Fusaro, Desire'e Giarratana, Ivan Graziano, Virginia La Tella, Anita Martorana, Riccardo Masi, Maria Chiara Pellitteri, Paolo Pintabona, Vladimir Randazzo, Sabrina Sproviero, Francesco Torre, Giulia Valentini, Arianna Vinci. regista collaboratore Raffaele Di Florio assistente alla regia Walter Cerrotta scena Roberto Crea assistente scenografo Michele Gigi costumi Alessandro Ciammarughi coreografie Dario la Ferla direttore di scena Mattia Fontana progetto audio Vincenzo Quadarella progetto Luci Elvio Amamiera costumista assistente e responsabile sartoria Marcella Salvo responsabile trucco e parrucco Aldo Caldarella fotografi di scena Maria Pia Ballarino, Franca Centaro, Gianni Luigi Carnera, Maurizio Zivillica produzione INDA Istituto Nazionale del Dramma Antico - Fondazione Onlus Fedra, e' la tragedia della passione umana, la tragedia di una donna che per amore non esita a ribellarsi alle convenzioni sociali ed etiche della societa' di cui si sente "privilegiata" prigioniera. Sposa di un marito che non esita a tradirla e del quale si sente effettivamente ed affettivamente vedova, Fedra identifica nel mondo del figliastro Ippolito un miraggio di liberta' e di passione che e' disposta a pagare con la vita. In Fedra si confondono e si sovrappongono le due figure parentali di Teseo padre e di Ippolito figlio, che Seneca strategicamente non fa mai incontrare tra loro, fino ad operare una sostituzione nel cuore della donna tra lo sposo e il figliastro. E', dunque, una figura di donna assolutamente moderna e tragicamente umana. Seneca nella sua opera riconosce il senso profondo dell'essere umano, della sua fragilita' e ammira questa donna capace di riscattare le sue colpe, il suo senso della dignita' e del pudore, dandosi si' la morte, ma senza rinunciare fino alla fine alla tragica e sincera ammissione dei suoi sentimenti. La natura e' l'ulteriore protagonista di questa tragedia. Una natura affascinante e crudele a cui tanto Ippolito che Fedra aspireranno invano. Il loro desiderio di vivere secondo le leggi della natura, infatti, si tramutera' per i nostri sfortunati eroi in "agire contro natura". Sara' cosi' anche per Teseo, che causera', per contrappasso al suo "innaturale" ritorno dal regno dei morti, lutto e distruzione nella sua stessa famiglia. Provero' a mettere in scena questa meravigliosa tragedia dei sentimenti umani, in punta di piedi. Carlo Cerciello

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